Feel Safe: Prevenzione Educazione e Terapia dei Minori

 

A chi ci rivolgiamo

Il progetto Feel Safe, che si propone di intervenire con il metodo EMDR sulla relazione tra genitore-bambino per prevenire o risolvere i disturbi psicopatologici in età evolutiva, si rivolge prima di tutto ai genitori e ai loro figli.
Intendiamo, infatti, aiutare le famiglie a gestire le difficoltà relazionali e offrire sia agli adulti sia ai bambini un adeguato sostegno per affrontare le problematiche che stanno incontrando, capire meglio la loro storia, migliorare la qualità del loro stile di attaccamento e delle loro relazioni.

Il nostro modello, inoltre, è rivolto ad adulti con difficoltà e sintomi che derivano da una relazione disfunzionale con le figure di accudimento della propria infanzia.
Le storie di attaccamento a tali figure infatti – e i conseguenti modelli operativi interni che ne derivano – influenzano in età adulta le relazioni che ciascuno di noi costruisce durante tutto il suo ciclo di vita.

Poiché la prevenzione è uno degli obiettivi principali del progetto Feel Safe, ci rivolgiamo anche a pediatri, ginecologi, ostetrici, neonatologi, psicologi, insegnanti, educatori, assistenti sociali e a tutte le figure professionali che hanno modo di incontrare i bambini e costituiscono quindi il primo osservatorio naturale della relazione madre/bambino, potendo cogliere i primi segnali
 di disfunzionalità ancor prima che si manifesti un quadro sintomatologico conclamato. Il nostro obiettivo è fornire a queste figure professionali una cornice teorica di riferimento e delle indicazioni utili a promuovere 
un intervento precoce.

 

Genitori

Il progetto Feel Safe offre ai genitori sia guida e sostegno nel gestire i difficili compiti legati all’affrontare eventuali disturbi e problematiche nel loro bambino, sia un eventuale supporto terapeutico per affrontare e superare le loro personali difficoltà ed esperienze non elaborate, che possono incidere sulla relazione con il bambino.
È molto frequente, infatti, che nella relazione con il proprio figlio i genitori riproducano inconsapevolmente modelli di comportamento disfunzionali, che hanno origine dalle interazioni familiari passate e che si trasmettono di generazione in generazione
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Il legame con un figlio riporta l’individuo alla propria storia passata e all’interazione con le proprie figure di accudimento durante l’infanzia: aiutando i genitori a elaborare tali esperienze, è possibile evitare che apprendimenti infantili negativi influenzino in modo decisivo la relazione con i figli. Una migliore comprensione della propria storia,

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pertanto, aiuterà il genitore a stabilire relazioni più adeguate con il proprio figlio: questo, inoltre, è il primo passo necessario a garantire al bambino la possibilità di affrontare le sue problematiche evolutive.

Prima e dopo la nascita del bambino – oppure prima e dopo l’adozione – proponiamo quindi ai genitori una serie di incontri di formazione, valutazione e osservazione, e offriamo loro, se necessario, l’adeguato supporto terapeutico.

 

Bambini e giovani adulti

Bambini, adolescenti e giovani adulti: ci rivolgiamo a loro perché sono più vulnerabili agli effetti dei grandi traumi e dei traumi relazionali ripetuti.
Molti genitori sono convinti della scarsa influenza degli eventi traumatici accaduti nei primi anni di vita del bambino, quando non restano tracce nella memoria episodica, oppure pensano che, anche se il bambino era più grande e poteva ricordare l’episodio, “non capiva”, e che quindi tale episodio “non può aver avuto su di lui un effetto negativo”. In realtà, gli eventi sono ancora più traumatici laddove il bambino non possa ricordarli, perché l’atmosfera emotiva che li circonda viene assorbita senza filtri; sono ugualmente traumatici se il bambino vi assiste o vi si trova coinvolto senza capirli.

In ogni caso, un bambino non può elaborare eventi traumatici se gli adulti intorno a lui si comportano come se nulla fosse: in questo modo non gli si forniscono gli strumenti di cui ha bisogno.

Feel Safe vuole offrire a bambini, adolescenti e giovani adulti questi strumenti, importanti per prepararsi a svincolarsi dalle proprie famiglie d’origine e per sentirsi sicuri ad avventurarsi nel mondo.

 

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Il cervello umano, specialmente durante il periodo infantile, è plastico, ossia, modifica la propria struttura in base alle esperienze vissute. Questo significa che esperienze di grave deprivazione affettiva o di maltrattamenti nei primi anni di vita possono alterare in maniera irreversibile l’architettura cerebrale sottesa a funzioni importanti, come la capacità di provare empatia, di creare legami d’attaccamento, di regolare il tono dell’umore e le emozioni. Nei casi meno gravi, tuttavia, la neuroplasticità dei soggetti giovani consente di intervenire terapeuticamente in maniera più efficace e duratura sulle strutture cerebrali che sottendono alle funzioni prima descritte: attraverso un supporto psicoterapeutico, con l’EMDR come metodo di elezione, Feel Safe si propone di prevenire le conseguenze delle esperienze negative infantili.

Inoltre, ci rivolgiamo a bambini, adolescenti e giovani adulti soprattutto perché, in un domani, saranno essi stessi genitori: tramite un adeguato intervento terapeutico si può impedire la trasmissione trans-generazionale degli stili di attaccamento insicuri e disorganizzati.

 

Famiglie omogenitoriali

Il termine “omogenitorialità” sta ad indicare quelle situazioni in cui almeno un adulto omosessuale assume il ruolo di genitore all’interno di un nuovo nucleo familiare. A vivere tale situazione sono circa 100.000 tra bambini e ragazzi italiani. Dagli studi effettuati fino a oggi, emerge che l’orientamento sessuale non interferisce direttamente con la qualità genitoriale.  Tuttavia, diventare genitore implica una serie di cambiamenti importanti: l’arrivo di un figlio pone dunque l’individuo di fronte a situazioni nuove che lo metteranno alla prova e gli mostreranno nuovi aspetti di sé.

Le famiglie omogenitoriali, oltre a dover fronteggiare per la prima volta le emozioni e gli impegni propri di ogni genitore, si ritrovano spesso a dover affrontare altre sfide profonde: pregiudizi, stigmatizzazioni, comportamenti e opinioni discriminatorie (più o meno velate) da parte della società che le circonda – dal condominio, al quartiere, alla scuola. È facile, dunque, intuire quali possano essere le ulteriori difficoltà rispetto a una famiglia eterosessuale, che potrebbero influenzare il modo di relazionarsi con i propri figli e di educarli. È importante che la coppia diventi consapevole di questi aspetti e che acquisisca nuovi strumenti, necessari alla crescita dei propri figli, con particolare attenzione al rapporto instaurato con essi.

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La validità di un nucleo familiare non si fonda sul suo modello strutturale o sulla sua supposta “naturalità”, ma piuttosto sulla qualità delle relazioni tra le persone che lo compongono: è su tale relazione che Feel Safe si propone di intervenire.

 

Famiglie monogenitoriali

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un incremento di sistemi familiari in cui vi è un solo genitore ad occuparsi dello sviluppo del proprio figlio, spesso con un supporto non adeguato o addirittura assente dell’altro genitore: si tratta di tipologie di famiglie definite “monogenitoriali” o “monoparentali”. Possiamo distinguere tra diversi tipi di monogenitorialità:

  • Situazioni in precedenza caratterizzate da una struttura tradizionale, in cui poi, per diversi motivi, uno dei due membri si è allontanato;
  • Situazioni derivanti da separazioni/divorzi, in cui l’ex partner, in seguito alla separazione, non fornisce più l’adeguato supporto alla famiglia;
  • Situazioni di monogenitorialità connesse alla vedovanza;
  • Casi in cui la donna decide di affrontare l’esperienza della genitorialità da sola, o è costretta a farlo a causa di un rifiuto da parte del partner.

Poiché le famiglie composte da un solo genitore sono in continuo aumento, è importante analizzare l’impatto che questa condizione può avere sul benessere psicologico del bambino che la vive.

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La teoria dell’attaccamento riconduce alla genitorialità una funzione fondamentale: fornire una “base sicura” ai propri figli, per favorire lo sviluppo del bambino e stimolare la sua progressiva autonomia. Lo sviluppo di tale “base sicura” è facilitato dalla presenza di entrambi i partner, giacché ciascun membro della coppia può supportare l’altro nello svolgere il ruolo di genitore.

Chi vive una condizione di monogenitorialità deve ricordare che i fattori di rischio derivanti da queste situazioni possono essere temperati da alcuni fattori protettivi, quali ad esempio la presenza di un’adeguata rete di supporto sociale e del sostegno della propria famiglia d’origine. Fondamentale è lo sviluppo di una comunicazione aperta e responsiva, che sappia cogliere le esigenze e i bisogni del figlio, e il mantenimento di un’adeguata disciplina.

Pertanto, ci rivolgiamo a chi vive situazioni di monogenitorialità per offrire sostegno, guida e comprensione, e un eventuale intervento di psicoterapia, qualora questo si rendesse necessario.

Alcune indicazioni utili per affrontare la separazione possono trovarsi qui.

 

 

Bibliografia
Fabbro, N., Bernardelli, S., Castagna, S., Domenichini, I., Gamba, F., Zanolla, E. (2009). Effetti della separazione e del divorzio sulla qualità dell’attaccamento del figlio. Cognitivismo Clinico, 6 (1), pp. 74-92.
Cohen, G.J. (2002). Helping children and families deal with divorce and separation. Pediatrics, 110 (5), pp. 1019-1023
Lewis et al (2000). Attachment overtime. Child Development 71 (3), 707-720.
Peris, T. S.; & Emery, R. E. (2004). A Prospective Study of the Consequences of Marital Disruption for Adolescents: Predisruption Family Dynamics and Postdisruption Adolescent Adjustment. Journal of Clinical Child and Adolescent Psychology, 33(4), 694-704.

 

A chi si occupa di bambini

Ci rivolgiamo a insegnanti, educatori, pediatri, ginecologi, ostetrici e a tutte le figure professionali che hanno modo di incontrare i bambini e, ancor prima, i loro genitori, perché hanno la possibilità di osservare e segnalare situazioni a rischio per la qualità dei legami d’attaccamento, prima ancora che si manifesti nel bambino un quadro sintomatologico conclamato.
Il nostro obiettivo è di fornire a queste figure una cornice teorica e delle indicazioni mediante incontri di formazione psicoeducativi, materiali informativi e supervisioni, affinché possano intervenire precocemente laddove sussistano situazioni che si discostano appena dalla normalità. Nelle situazioni a rischio si saprà come indirizzare queste famiglie, al fine di prevenire la psicopatologia dell’età evolutiva e, di conseguenza, prevenire la ripetizione e trasmissione trans-generazionale dei modelli disfunzionali dell’attaccamento.

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Famiglie con genitori separati

Decidere di interrompere un rapporto affettivo consolidato non è mai cosa facile, soprattutto se nella separazione sono coinvolti minori.
Quando sono gli adulti stessi a vivere un momento difficile, stressante e doloroso, può essere molto difficile riuscire a dare ai figli la stabilità e il supporto di cui hanno bisogno.
Tuttavia, è possibile gestire questo periodo difficile e far in modo che i bambini si sentano amati, sicuri e forti.

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La rottura di una relazione fino a poco prima stabile e duratura può rappresentare uno shock intenso per chi la vive e può portare a vivere emozioni dolorose e spaventanti, spesso più intense di quanto si immaginasse, generando uno stato di incertezza e smarrimento emotivo, fortemente destabilizzante. Superare la separazione può apparire molto difficile, soprattutto all’inizio, ma è possibile accettarla e andare oltre. Anche per i bambini la separazione dei genitori può rappresentare un evento molto stressante, triste e sconvolgente. Aiutare i bambini in un momento così delicato può apparire difficile, ma gli adulti possono senz’altro fare qualcosa perché i loro figli arrivino ad accettare il cambiamento e a superarlo più tranquillamente. +

Pertanto, il nostro programma propone un intervento specifico per le famiglie che stanno affrontando il difficile momento della separazione; offre guida, sostegno e un intervento terapeutico adeguato sia agli adulti sia ai bambini. 

Per leggere qualche informazione utile per affrontare la separazione, clicca qui.

 

Famiglie adottive

Nel relazionarsi con un bambino adottato, è importante tenere presente che spesso i bambini affidati ai servizi sociali hanno avuto una vita costellata da esperienze difficili, come l’abuso, la trascuratezza, la discontinuità delle cure ricevute. Tutti questi elementi costituiscono dei fattori di rischio per lo sviluppo di problematiche relative all’attaccamento e di psicopatologie. I bambini adottivi continuano a utilizzare, nella relazione con i genitori adottivi, la strategia di attaccamento (e il conseguente Modello Operativo Interno) appreso nella disfunzionale famiglia di nascita; se però tale strategia poteva essere considerata adattiva in risposta alle situazioni patologiche caratterizzanti la famiglia di origine, nella famiglia sostitutiva essa si rivela disfunzionale.

Lo sviluppo di legami di attaccamento sicuri tra i genitori adottivi e il bambino è un fattore critico per la riuscita dell’adozione.

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Il legame di attaccamento è basato sull’interazione tra ciò che i caregiver attuali portano nella relazione, in termini di aspettative e legami di attaccamento, e ciò che porta il bambino.
Il bambino porta nella relazione l’insieme di aspettative e percezioni derivate dalle sue precedenti esperienze e relazioni – tali esperienze sono spesso molto dure e caratterizzate da ostilità, rifiuto o addirittura abuso da parte delle figure di attaccamento del bambino, che può quindi aver sviluppato sentimenti di impotenza e vulnerabilità. I bambini adottati, che come abbiamo visto hanno spesso una storia traumatica alle loro spalle, possono aver sviluppato una serie di comportamenti di difesa, idee e attitudini emozionali per sopravvivere negli ambienti altamente disfunzionali della loro famiglia di origine.

Feel Safe propone dunque uno specifico programma di sostegno e psicoterapia per questi bambini e per i loro genitori adottivi, per promuovere l’elaborazione delle esperienze traumatiche e la costruzione di legami di attaccamento sicuri.

Per avere alcuni consigli su come relazionarsi ai bambini adottati, clicca qui.

 

Riferimenti
Psychological Issues in Adoption: Research and Practice (Advances in Applied Developmental Psychology), D. M. Brodzinsky, J. Palacios, Praeger (2005)

 

Terapeuti

Il nostro obiettivo è creare una relazione terapeutica sicura, all’interno della quale sia possibile fornire una lettura dei momenti critici della terapia, riconoscere l’attivazione del sistema dell’attaccamento del paziente e del terapeuta e prevenire il drop-out (abbandono della terapia).
Il legame con il terapeuta è il miglior predittore per una terapia di successo. La relazione terapeutica e la sintonizzazione affettiva regolano le emozioni del paziente e permettono una maggiore esplorazione del Sé. La psicoterapia è, infatti, un’esperienza emozionale correttiva e ripara i modelli di attaccamento del paziente.

Se si identificano gli stili relazionali tra paziente e terapeuta e si lavora su di essi in psicoterapia ed in supervisione, la relazione terapeutica è molto più efficace.

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La relazione terapeutica riattiva le prime esperienze emozionali per cui, quando il paziente ha paura o sperimenta la fase della separazione dal terapeuta, si attiva il suo sistema d’attaccamento. La relazione terapeutica è influenzata dalle aspettative, dalle paure e dalle resistenze del paziente, ma anche del terapeuta.

I Modelli Operativi Interni di entrambi (paziente e terapeuta) influenzano in modo significativo la relazione, soprattutto nei momenti di insicurezza e di pericolo, e si possono attivare comportamenti di attaccamento specifici in relazione alle proprie esperienze passate.
Le risposte del terapeuta possono, infatti, essere condizionate dal suo sistema dell’attaccamento, indipendentemente dal metodo utilizzato.

Gli psicologi con stile di attaccamento insicuro sono meno efficaci nella relazione clinica (Wilkinson 2003). Si possono distinguere tre tipologie di terapeuti, corrispondenti ai tre stili di attaccamento:

  • Terapeuta distanziante: approccio rigido e tecnico, difficoltà di esplorazione, evitamento di emozioni negative e difficoltà a chiedere aiuto ai colleghi;
  • Terapeuta preoccupato: eccesso di aspettative, conflitto relazionale ed enfasi emotiva, scarsa funzione riflessiva,
  • Terapeuta sicuro: maggiore capacità riflessiva, comunicazioni affettive e maggior sintonizzazione.

La scarsa capacità riflessiva conduce il clinico a non riconoscere gli stati emotivi del paziente, con il rischio di assumere comportamenti inappropriati: disinteresse, ostilità, insistenza eccessiva su un argomento che crea difficoltà al paziente, umorismo fuori luogo, interventi formalmente corretti ma fuori tempo, esibizione della propria cultura, atteggiamento salvifico o seduttivo, confusione sulla strategia da seguire. Il paziente disorganizzato può portare il terapeuta, che non riconosce l’attivazione di tali dinamiche relazionali nel paziente, a identificarsi in uno dei tre ruoli del triangolo drammatico (vittima, salvatore o persecutore). Se il terapeuta è stato esposto a traumi o lutti non ancora elaborati,  attiverà strategie difensive relative alle condizioni di pericolo.

Il terapeuta, inoltre, può:

  • provare disgusto;
  • provare rabbia o impotenza;
  • aspettarsi un riconoscimento dal paziente;
  • attivare il sistema agonistico/competitivo con il paziente.

Interventi di questo tipo sembrano rispondere più a un bisogno del terapeuta che del paziente.

Feel Safe, pertanto, si rivolge anche a tutti quei professionisti che desiderano riflettere meglio sul tema dell’attaccamento, al fine di migliorare la qualità delle loro relazioni terapeutiche.

 

Problemi d’infertilità

Pur non avendo patologie organiche, molte coppie non riescono a intraprendere un percorso di gravidanza, o per impossibilità a concepire o per difficoltà a portare a termine la gravidanza.
Nella nostra esperienza clinica, abbiamo potuto constatare che in queste coppie, soprattutto nella donna, spesso sono presenti problematiche concernenti la storia di attaccamento ed esperienze relazionali traumatiche con le proprie figure genitoriali. Prepararsi al ruolo di madre, infatti, richiede innanzi tutto di potersi sentire veramente figlia: nella storia di molte di queste donne abbiamo osservato un’inversione dei ruoli madre-figlia, spesso senza alcuna consapevolezza.
Per arrivare alla maternità, ma anche per offrire al proprio bambino un buon accudimento, è necessario compiere il percorso dal ruolo di figlio a quello di adulto e infine di genitore. Per un figlio, essere costretto ad assumere il ruolo genitoriale è traumatico, perché significa mettere da parte i propri bisogni di bambino e regolare i propri stati emotivi da solo, quando non si hanno ancora gli strumenti per farlo. Un bambino che ha avuto questo tipo di esperienza diventerà un adulto che non conoscerà i propri bisogni e non saprà regolare i propri stati emotivi e, di conseguenza, avrà difficoltà a riconoscere i bisogni e a regolare gli stati emotivi del figlio.

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Un genitore diventa tale già molto tempo prima del concepimento, nel momento in cui riesce a creare nella propria mente, ma anche nella vita di coppia, uno spazio destinato al nascituro e ai suoi bisogni. Questo spazio mentale rappresenta l’equivalente del grembo materno.
Per una donna, creare uno spazio per il figlio nella propria mente, significa prima di tutto creargli uno spazio nel proprio corpo: una donna che non ha mai avuto il giusto spazio per i propri bisogni all’interno della relazione con i genitori, però, avrà difficoltà a lasciar libero tale spazio, perché, nel momento in cui si accinge a diventare madre, già si percepisce vulnerabile e bisognosa. La donna adulta che diventa madre deve essere prima di tutto una donna che si è sentita – e si sente – figlia.
Durante la fase del pre-concepimento, del concepimento, della gravidanza e dei primi anni di vita del bambino, cresce il bisogno di poter ricorrere alle proprie figure di accudimento, ed è importante sentirsi liberi di formulare richieste di aiuto quando è necessario.

Riteniamo dunque che sia particolarmente importante offrire alle coppie che hanno problemi nel concepimento la possibilità di creare tale spazio: pertanto, offriamo loro una guida e un sostegno nel riflettere sulla propria storia relazionale e familiare, affrontando ed elaborando eventuali esperienze vissute come traumatiche.

 

A chi affronta un lutto

Pochi eventi di vita hanno un impatto così forte sulle famiglie come la morte di un loro membro, soprattutto se improvvisa e inaspettata. Ogni membro della famiglia potrebbe elaborare il lutto in modo diverso; esso è tuttavia una parte naturale e necessaria della vita, che ha bisogno di essere affrontata e accettata.
Questa parte del nostro programma nasce per aiutare il nucleo familiare a gestire le situazioni di lutto, nelle quali si dovrà comunicare ai propri bambini la morte del papà, della mamma, di un nonno o di una persona centrale nella loro vita.

Supportare un bambino che ha subito una perdita può essere fonte di preoccupazione; tuttavia, esistono alcuni semplici accorgimenti che possono davvero fare la differenza durante l’elaborazione del lutto. Con un adeguato supporto e informazione, i bambini e gli adolescenti possono essere aiutati a capire che cosa è accaduto e imparare a convivere con la loro perdita.

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Avere un’adeguata conoscenza di come un bambino o un adolescente viva la perdita di una persona cara, comprendere le sue emozioni e i pensieri che si susseguono e si accavallano nella sua mente, sapere come aiutarlo e cosa fare con le sue reazioni nel breve, medio e lungo termine fa la differenza per una crescita sana.

Per leggere alcune linee guida utili per supportare bambini o adolescenti nella fase del lutto, cliccate qui.