Feel Safe: Prevenzione Educazione e Terapia dei Minori

 

Adozione e affidamento

Le prime relazioni che i bambini instaurano con le persone che si prendono cura di loro hanno un’influenza fondamentale sulle rappresentazioni e sulle aspettative che essi si costruiranno riguardo le relazioni che instaureranno per tutto il corso della vita. Questi modelli di relazione, che vengono definiti dalla Teoria dell’attaccamento Modelli Operativi Interni, possono pertanto essere visti come degli script che il bambino utilizza per interpretare le azioni ed entrare in relazione con gli altri. Ma cosa succede se questi modelli vengono appresi all’interno di relazioni disfunzionali, problematiche e caratterizzate da trascuratezza e abuso? Come possiamo immaginare, i bambini esposti ad eventi tanto traumatici hanno sviluppato dei modelli operativi interni che hanno permesso loro di sopravvivere in un ambiente emotivo così disturbato. Se però tali strategie potevano essere considerate adattive in risposta alle situazioni patologiche caratterizzanti la famiglia di origine, nella famiglia adottiva queste modalità relazionali si rivelano disfunzionali e possono interferire con lo sviluppo di un legame positivo con i genitori adottivi.

I bambini adottati, come sappiamo, arrivano da traiettorie di sviluppo molto traumatiche, in cui sono stati esposti a esperienze precoci particolarmente difficili e soverchianti. Essi, infatti, spesso vengono allontanati dalle proprie famiglie di origine a causa di eventi particolarmente gravi come ad esempio episodi di abuso (sia fisico, sessuale che psicologico) o a causa di grave maltrattamento o trascuratezza. Numerose ricerche in quest’ambito hanno evidenziato che i bambini che durante l’infanzia hanno sperimentato eventi traumatici ripetuti di origine relazionale hanno una maggiore possibilità, durante il corso dello sviluppo, di incorrere in disturbi di tipo psicologico, cognitivo ed emotivo. Questa particolare costellazione di disturbi di origine traumatica viene definita Disturbo traumatico dello Sviluppo.

Si può quindi concludere che la relazione di attaccamento svolge un ruolo fondamentale. Aver sperimentato figure di attaccamento inadeguate, assenti e non responsive ha infatti un’ influenza negativa sul bambino su tutti i suoi ambiti di funzionamento.

 

Il percorso di costruzione di un legame affettivo con i genitori adottivi può essere descritto come un nuovo punto di partenza nella vita del bambino. Ma cosa è accaduto prima?

Per capire a fondo il modo in cui il bambino agisce e interagisce con le persone che lo circondano è necessario comprendere quali sono le ferite che hanno costellato la sua vita.

Famiglie maltrattanti e trascuranti, la vita nelle case famiglia, l’iter dell’adozione, sono tutte tappe nella vita di questi bambini che hanno bisogno di essere rilette per poter dar loro un significato affinchè essi possano comprenderle ed integrarle all’interno della propria vita.

Per questo motivo il principale obiettivo della terapia deve essere quello di ripercorrere, insieme al bambino, con i suoi tempi, tutte le fasi che l’hanno condotto fino a quel momento.

 

 

La risposta allo stress

Facendo riferimento al sistema biologico e neurologico è possibile avere una comprensione più ampia di cosa accade ai bambini adottati e del ritardo nello sviluppo causato dalle loro esperienze precoci. Anche in un ambiente protetto e in situazioni normali, i bambini che hanno subito dei traumi tendono ad attivare con estrema facilità il sistema primitivo di risposta alla paura e allo stress. Tale attivazione comporta un massiccio rilascio di cortisolo, che a sua volta produce una sintomatologia tipica, caratterizzata da iper-attivazione, iper-vigilanza e dalle risposte primitive di attacco (fight), fuga (flight) e congelamento (freeze). Presumibilmente, tale iper-attivazione si è sviluppata come risposta adattiva all’ambiente minaccioso cui questi bambini sono stati esposti durante la prima infanzia.
Se un bambino è disregolato, questo danneggerà la sua abilità di avere una visione coerente del mondo, la sua capacità di regolazione e d’interazione con i caregivers.

Uno degli obiettivi iniziali, dunque, dev’essere quello di far acquisire al bambino la capacità di regolare tali strategie di risposta nelle sue interazioni inter-personali. È essenziale, a tal proposito, comprendere i vari attivatori della risposta di paura e concentrarsi nello sviluppo di una gamma di strategie tramite cui il soggetto può sentirsi calmo a livello corporeo, regolato e al sicuro; per un bambino che, probabilmente, non ha mai sperimentato una condizione di sicurezza e che ha scarso accesso a un’autoregolazione interna delle risposte di paura, questo può risultare un processo particolarmente lungo e doloroso.

Aiutare le figure genitoriali (e i bambini) a comprendere il funzionamento del sistema nervoso è utile non solo a capire come regolare il comportamento del bambino una volta che questo si attiva, ma anche ad anticipare la disregolazione e i segnali che la precedono.
L’idea è che i genitori e il bambino imparino a riconoscere e a monitorare le risposte corporee e del sistema nervoso centrale, colmando così il deficit causato dalle interazioni che il bambino ha avuto nelle interazioni precoci con le figure genitoriali della sua famiglia di origine.

Riflettere sul trauma

Quando i bambini e i genitori sono in grado di avere momenti di calma e riflessione, è possibile aiutare il bambino ad attribuire un significato alle sue esperienze precoci e agli effetti che queste hanno avuto sulle sue sensazioni, sui suoi comportamenti e sul suo modo di stabilire delle relazioni.

A livello terapeutico, il primo passo consiste nel ricostruire la storia del bambino, della sua famiglia di origine e dei suoi trascorsi nelle case d’adozione, allo scopo di ottenere una narrativa coerente della sua vita. Nel processo di ricostruzione della storia infantile, spesso è utile partire con l’analisi del contesto attuale e dell’ambiente sicuro e accogliente in cui il bambino si trova, per tornare progressivamente agli episodi spaventanti e traumatici del suo passato.

Dato che questo tipo di elaborazione può richiedere interi mesi, è importante che essa sia ripresa e ridiscussa in momenti diversi del processo terapeutico, al fine di monitorare l’acquisizione di una capacità, nel bambino, di processare il trauma e di dare un significato alla sua esperienza.

L’EMDR, metodo di elezione degli interventi terapeutici all’interno del progetto Feel Safe, è un metodo efficace per facilitare l’elaborazione degli episodi traumatici di vita del bambino e per lo sviluppo delle sue risorse.

Sviluppo di un attaccamento sicuro

Il bambino, fin dalla nascita, possiede una predisposizione innata ad entrare in relazione e costruire un legame emotivamente significativo con chi si prende cura di lui. Il modo in cui il genitore risponderà alle sue richieste di aiuto e vicinanza, lo aiuteranno a costruirsi delle aspettative riguardo le relazioni che egli intreccerà per tutto il corso della sua vita. Un bambino che ha sviluppato un attaccamento sicuro con chi si prende cura di lui percepirà se stesso come degno di amore e di cure e gli altri (in modo particolare i genitori) come persone emotivamente disponibili, calorose da cui può recarsi nei momenti di difficoltà. Ma che tipo di relazioni hanno vissuto i bambini adottivi? Spesso la capacità di accudimento delle famiglie di origine è scarsa, i genitori sono rifiutanti se non apertamente maltrattanti e hanno portato il bambino a costruirsi delle rappresentazioni interne di se stesso come soggetto non degno di amore e del mondo esterno come di un ambiente pericoloso, in cui non ci si può fidare del prossimo.

Attraverso un aiuto specializzato e all’interno di un ambiente protetto,il bambino adottato potrà finalmente vivere delle relazioni più equilibrate e instaurare un attaccamento sicuro nei confronti delle nuove figure genitoriali. All’interno di queste relazioni, inoltre, egli potrà sviluppare la sua capacità di riflettere su se stesso, sul suo passato e sulle sue relazioni.

Un lavoro specifico sui ricordi traumatici di questi bambini sarà quindi indispensabile per poter restituire loro una narrativa coerente della loro storia di vita, spezzare la spirale di sofferenza in cui sono cresciuti e permettere loro di acquisire nuove risorse.

 

La dimensione genitoriale

E’ importante sottolineare che anche i genitori adottivi possono avere bisogno di supporto. Relazionarsi con bambini così gravemente traumatizzati, che hanno alle spalle delle storie cariche di paura e disperazione non sempre è facile. Questo perchè i genitori sono prima di tutto persone e come tali hanno una loro storia, un passato e possono essere stati protagonisti di eventi che, in alcune circostanze, li portano ad attivare risposte di rifiuto e/o di aggressione nei confronti dei figli.

Quando i genitori si prendono cura dei figli, infatti, possono riattivarsi delle memorie di eventi traumatici non elaborate che possono impedire loro di agire nel modo appropriato portandoli a mettere in atto dei comportamenti disregolati.

Parte integrante di ogni trattamento riguardante le adozioni, dunque, deve essere non soltanto una terapia focalizzata sul bambino, ma anche l’offerta di un supporto terapeutico ai genitori adottivi.

Riconoscere che i genitori costituiscono la fonte principale di cambiamento, infatti, implica il prendere atto del fatto che essi debbano sviluppare una buona capacità di riflessione e di insight: devono innanzitutto imparare a riconoscere il bambino come un individuo separato, con delle emozioni e bisogni specifici che devono essere soddisfatti.

Lavorare con questi genitori, fare in modo che prendano consapevolezza delle loro aree di vulnerabilità che potrebbero interferire con lo sviluppo di un legame sicuro con i figli è di vitale importanza per la buona riuscita dell’adozione.

Il genitore adottivo, aiutato da un terapeuta esperto, può infatti rileggere le proprie esperienze di vita e lavorare sugli eventi stressanti e traumatici che possono ancora generare sofferenza in lui e che si possono di conseguenza riflettere nell’accudimento dei figli.

Divenire un genitore adottivo, quindi, non richiede semplicemente una preparazione agli obiettivi genitoriali, ma anche un lavoro su di sé ed un supporto costante negli anni che seguono l’adozione.