Feel Safe: Prevenzione Educazione e Terapia dei Minori

 

Il disturbo borderline di personalità, costrutto nato per descrivere una condizione al limite tra nevrosi e psicosi, ha assunto con il tempo contorni sempre più definiti, grazie a sistemi di classificazione diagnostica, come il DSM.

Tale disturbo è caratterizzato da difficoltà nelle aree affettive, cognitive e comportamentali, a causa di un elevato livello di instabilità emotiva e di rapide oscillazioni del tono affettivo. L’instabilità tipica del disturbo borderline caratterizza anche l’ambito delle relazioni interpersonali e dell’immagine di sé.

Un’analisi approfondita di questo tipo di disturbo è offerta dall’approccio strutturale di Kernberg, che ne ha delineato i criteri centrali: l’utilizzo di difese primitive, la diffusione dell’identità (concetto di sé poco integrato) e una conservazione dell’esame di realtà.

 

Disturbo borderline e attaccamento

Appare evidente la problematicità di regolazione degli affetti in questo tipo di disturbo.
Questa difficoltà può essere meglio compresa tenendo conto di elementi del vissuto familiare e relazionale di questi soggetti. In origine, le capacità del bambino di regolare il proprio stato emotivo sono fortemente influenzate e modulate dalla funzione genitoriale, che dovrebbe sostenere il bambino e favorire l’emergere di una successiva autoregolazione.

I soggetti borderline mostrano spesso un particolare modello di attaccamento. Nello specifico, esiste una connessione tra esperienze di maltrattamento infantile e disturbo di personalità borderline, in particolar modo nei casi di abuso infantile. I bambini che vivono maltrattamenti o abusi, infatti, hanno minori possibilità di sperimentare una relazione di attaccamento significativa, che riesca a garantire loro la possiblità di sviluppare la capacità di mentalizzare e di regolare i propri affetti. È dunque possibile ipotizzare che il disturbo borderline sia riconducibile a una disorganizzazione del sistema di attaccamento.
I fattori che favoriscono l’instaurarsi di un attaccamento disorganizzato possono essere esperienze di lutto oppure di un trauma irrisolto nel genitore. Il ricordo del trauma non risolto tende a presentarsi alla coscienza del genitore in modo improvviso ed imprevedibile: quando ciò avviene in un genitore che sta accudendo un bambino piccolo, si manifesteranno reazioni di paura nel genitore, e il bambino  ne sarà spaventato.

Quando il caregiver induce paura invece di offrire cura, il comportamento e le emozioni del bambino sono caratterizzati da due spinte motivazionali in conflitto tra loro: fuga e avvicinamento. Ne consegue una mancata coerenza nell’organizzazione delle strategie comportamentali e una dissociazione rispetto alle rappresentazioni di sé e dell’altro.
Avere una relazione con i caregivers caratterizzata da carente protezione, maltrattamenti o abusi può essere considerata come una vera e propria esperienza traumatica: proprio quelle figure che dovrebbero fornire cura e protezione al bambino costituiscono per lui una fonte di minaccia. Il senso di allerta e di paura causato dall’interazione con un genitore negligente e spaventato rende difficile l’instaurarsi di una strategia organizzata di attaccamento.
Relazioni caratterizzate da paura e trascuratezza sono tra le cause del cosiddetto Disturbo Traumatico dello Sviluppo: il bambino fa quotidianamente esperienza di micro-traumi, ripetuti e continui nel tempo, che finiscono per minare il suo percorso evolutivo.

Alcuni dei soggetti borderline mostrano di aver avuto questo tipo di traumi relazionali: in particolare, mostrano di aver vissuto esperienze di abuso durante l’infanzia. Questa tipologia di trauma costituisce un fattore di rischio elevato per lo sviluppo di un attaccamento disorganizzato, che a sua volta comporta una notevole vulnerabilità all’insorgere di psicopatologie (come il disturbo borderline di personalità).

 

Intervento terapeutico

Per il disturbo borderline di personalità, Feel Safe prevede un intervento psicoterapeutico mirato a ripercorrere la propria storia passata e le proprie relazioni, al fine di elaborare le proprie esperienze traumatiche e di poter costruire legami di attaccamento sicuri.

 

 

Bibliografia

Cf American Psychiatric Association, (2001).  DSM IV-TR, Masson, Milano, pp.752-756
Kernberg, O.F. (1987). Disturbi gravi della personalità. Bollati Boringhieri, Torino
Fonagy, P.  (1999). Attaccamento, sviluppo del sé e sua patologia nei disturbi di personalità. Psicoterapia (5) 16/17, pp.53-65.
Liotti, G. (1999). Il nucleo del disturbo borderline di personalità: un’ipotesi integrativa. Psicoterapia, 5, pp.53-65
Liotti, G. (2011). Dimensione dissociativa e trauma dello sviluppo. Cognitivismo Clinico 8, 1, pp.3-17
Van der Kolk, B.A. (2005). Il Disturbo Traumatico dello Sviluppo: verso una diagnosi razionale per i bambini cronicamente traumatizzati. Tr. it. in Caretti V., Craparo G. (a cura di) Trauma e Psicopatologia. Astrolabio: Roma 2009
Herman, J.L. (1992). Complex PTDS: a syndrome in survivors of prolonged and repeated trauma. Journal of Traumatic Stress, 5 (3), 377-391