Feel Safe: Prevenzione Educazione e Terapia dei Minori

 

PTSD

Chi fa esperienza di eventi traumatici improvvisi e/o ripetuti può vedere minato il suo senso di sicurezza e di prevedibilità del presente e del futuro. Lo stress che ne può derivare spesso porta a sviluppare disturbi post-traumatici caratteristici, come il Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD).

Il Disturbo da Stress Post-Traumatico è caratterizzato dallo sviluppo di sintomi tipici in seguito all’esposizione a un evento traumatico estremo.
Tali sintomi, descritti nel DSM IV (1994) e nella sua successiva riedizione, il DSM IV-TR (2000), sono raggruppati in tre grandi categorie principali:

  • sintomi intrusivi
  • sintomi di evitamento e di attenuazione della reattività generale
  • sintomi di iper-attivazione.

Altri esiti del trauma

Molti studi hanno documentato che non tutti coloro che sono esposti ad un evento traumatico sviluppano un Disturbo da Stress Post-Traumatico: gli esiti di un’esperienza traumatica dipendono dall’interazione di forze diverse, come le caratteristiche psicologiche dell’individuo, l’eredità biologica e i fattori ambientali.

Determinare quali siano i fattori di rischio e protezione, per spiegare come mai alcuni individui rispondano ai traumi sviluppando disturbi gravi, come il PTSD, e altri soggetti no, costituisce un ambito d’indagine complesso.

I traumi complessi (ripetuti) sembrano condurre a disturbi differenti dal PTSD, che può, invece, essere la conseguenza di un trauma singolo.

 

La variabile principale che media la diversa risposta ai traumi (patologica o meno), potrebbe essere proprio il diverso stile di attaccamento dell’individuo.

Comprendere il trauma: i sistemi motivazionali

Lo studio di quei processi che organizzano l’attività mentale, chiamati sistemi motivazionali (Lichtenberg), contribuisce alla comprensione delle risposte patologiche e di quelle equilibrate. I sistemi motivazionali possono essere considerati dei moduli specializzati in funzioni essenziali per la sopravvivenza e per la vita sociale, ciascuno dei quali è indipendente dall’altro.

Tra i sistemi motivazionali più importanti troviamo il sistema di difesa: in una prospettiva evoluzionista, è possibile ricondurre quasi tutti i sintomi principali del PTSD all’attivazione di tale sistema (Cantor). Il sistema di difesa, quando attivato da una minaccia grave, comporta una memorizzazione forzata e ripetitiva dell’evento traumatico: questo spiega sintomi come le memorie intrusive e il continuo rivivere il trauma; altri sintomi spiegabili tramite l’attivazione di tale sistema sono l’ottundimento della coscienza e il distacco emotivo dall’esperienza.

Per chiarire quali siano i fattori di rischio e i fattori protettivi che influenzano la risposta al trauma è necessario rivolgere l’attenzione ad altri sistemi motivazionali: ad esempio al sistema di attaccamento. Esso si attiva per proteggere l’individuo dai pericoli, attraverso la ricerca attiva di vicinanza a un membro familiare, in grado di offrire cura e protezione. L’apprendimento delle risposte alle richieste di cura è poi codificato nei cosiddetti Modelli Operativi Interni (MOI), che, a loro volta, organizzano le manifestazioni del sistema di attaccamento nella direzione della sicurezza, oppure in forme d’insicurezza (attaccamento evitante e ambivalente) o di disorganizzazione (per informazioni più dettagliate, vedi qui) . Poiché il sistema dell’attaccamento è deputato alla ricerca di cura e protezione quando l’individuo si sente minacciato o in pericolo, appare chiaro come questo sistema sia attivo durante, e dopo, le esperienze traumatiche.

La variabile principale che media la diversa risposta ai traumi (patologica o meno), potrebbe essere proprio il diverso stile di attaccamento dell’individuo.
Mentre, in caso di pericolo, Modelli Operativi Interni derivanti da un attaccamento sicuro prevedono che si possa accedere facilmente all’aiuto del caregiver, che in precedenza si è dimostrato in grado di offrire cura e protezione in maniera prevedibile, Modelli Operativi Interni legati a un attaccamento insicuro o disorganizzato sottendono previsioni incerte o negative circa la disponibilità del caregiver a fornire conforto, facendo sì che la vittima del trauma rimanga in una perdurante e intensa attivazione del sistema di difesa, che si esprime attraverso i sintomi del PTSD.

Quando una persona subisce un grave trauma psicologico, accade che “l’informazione acquisita al momento dell’evento, incluse le immagini, i suoni, l’emotività e le sensazioni fisiche, viene conservata a livello neurologico nel suo stato disturbante”. (F. Shapiro). Stimoli interni ed esterni all’individuo possono riattivare tale materiale non elaborato, sotto forma di incubi, flashback e pensieri intrusivi.

 

 

L'intervento terapeutico

Per intervenire in modo appropriato e poter aiutare chi si trova a gestire le conseguenze di un trauma, è importante avere una visione chiara e scientificamente fondata dei meccanismi mentali che vengono messi in atto in questi casi. L’immediata reazione a un evento potenzialmente traumatico è governata dalla biologia e comporta un’ipereccitazione delle risposte emotive legate alla sopravvivenza – principalmente paura e rabbia –, ma anche da una prevalenza di sentimenti di impotenza e solitudine.

Le principali reazioni nella fase acuta sono caratterizzate da shock, ansia, angoscia, ottundimento emozionale, disorientamento, confusione, sensazione di essere sopraffatti dalle forti emozioni in gioco. Qualora queste risposte permangano, a distanza di un mese dall’evento, è consigliabile richiedere l’aiuto di un professionista. Un valido e appropriato intervento psicoterapeutico favorirà l’elaborazione adattiva dell’evento traumatico.

Feel Safe prevede un intervento terapeutico basato sull’EMDR, che è il metodo evidence-based per la risoluzione del PTSD, consigliato dalle linee giuda internazionali.