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Il trauma

Ciascuno di noi, nel corso della propria esistenza, può andare incontro a esperienze traumatiche di vita: con questa espressione ci si riferisce a qualsiasi tipo di evento che comporti la rottura di un equilibrio individuale e relazionale precedentemente stabilito, e, di conseguenza, la necessità di fronteggiare la situazione e riadattare i propri modelli.
Il trauma vissuto in età evolutiva può generare problematiche anche a distanza di molti anni.

Trauma circoscritto e trauma complesso

Non tutti i traumi sono uguali e comportano le medesime conseguenze. Possiamo individuare due tipologie principali di eventi traumatici: il trauma circoscritto e il trauma complesso.
Il trauma trauma circoscritto è causato da un unico evento acuto ed inaspettato, che non si ripete nel tempo.
Il trauma complesso deriva invece da prolungate o ripetute esposizioni a circostanze minacciose, in cui la ripetizione delle situazioni traumatiche fa sì che si crei un senso di anticipazione nell’individuo, che attiva dunque alcuni meccanismi di protezione della mente e del sé: tentativi che, tuttavia, falliscono.
Le conseguenze del trauma circoscritto possono essere: ricordi particolareggiati, premonizioni e dispercezioni. L’esposizione a traumi complessi, invece, può portare alla perdita di alcune capacità fondamentali, come l’autoregolazione e la capacità di relazionarsi: ciò aumenta le probabilità di fare esperienza di ulteriori traumi – e delle loro conseguenze –  durante l’età adulta. Un trauma complesso, dunque, può provocare difficoltà relazionali più rilevanti. Un genitore che metta in atto processi relazionali disorganizzati (contribuendo alla trasmissione intergenerazionale di tali strategie disorganizzate), può costituire un esempio di trauma infantile complesso.
Relazioni genitore-bambino disfunzionali possono portare a quello che viene comunemente chiamato trauma latente o relazionale: un tipo di esperienza traumatica che si intesse giorno dopo giorno in questi tipi di relazione. Il trauma latente, dunque, è causato da comunicazioni genitoriali disturbate, che hanno la caratteristica di essere continue e ripetute nel tempo.
Il trauma latente, vissuto in silenzio dal bambino, giorno dopo giorno, può far sì che esso sviluppi un attaccamento disorganizzato e che abbia maggiore probabilità di sviluppare una psicopatologia nell’età adulta.

Eventuali interventi precoci sul genitore possono avere un potere preventivo e protettivo sulla relazione con il bambino, evitando così il perpetuarsi di modelli relazionali disfunzionali.

Attaccamento e trauma

I modelli di attaccamento hanno una forte tendenza a perpetuarsi attraverso le generazioni: un genitore, infatti, applica con i propri figli (spesso senza averne consapevolezza) le strategie relazionali e i comportamenti che ha sperimentato nella sua famiglia di origine.
Il lavoro di ricerca svolto da Mary Main ha dimostrato come l’attaccamento sicuro sia il risultato della flessibilità genitoriale, che a sua volta è trasmessa alla prole.
La stessa “trasmissione” dell’attaccamento avviene nel caso degli stili insicuri, in cui il bambino apprende modelli comportamentali che non favoriscono la regolazione delle emozioni e l’equilibrio: una volta divenuto genitore, l’individuo tenderà a rimettere in atto tali modelli comportamentali.
Entrambi i tipi di trauma – circoscritto o complesso – possono portare a mettere in atto di processi relazionali disfunzionali: tale rischio può essere ridotto da un adeguato supporto, volto a facilitare l’elaborazione delle proprie esperienze traumatiche.

 

 

Bibliografia

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