Feel Safe: Prevenzione Educazione e Terapia dei Minori

 

22 luglio 2015

Owl Inside

Il Centro Clinico Feel Safe in collaborazione con Atlantica e F.I.F.S. presenta il progetto “Owl Inside”

Partners:  Atlantica (Padova), Campo Medievale Santa Cristina (Bolsena ), FIFS

OGGETTO: Il progetto propone un percorso esperienziale attraverso il contatto diretto con rapaci ed è finalizzato a migliorare la relazione tra genitori e figli adolescenti e preadolescenti. Dal contatto con gli animali possiamo imparare a regolare le emozioni. I rapaci, in particolare, in quanto animali selvatici ed istintivi , non rispondono a nessuna aspettativa di sudditanza nei confronti dell’uomo. Per tale motivo l’interazione con questi volatili richiede all’uomo un adattamento importante ai loro ritmi e alle loro abitudini.

Questo processo alimenta e facilita l’apprendimento di modelli relazioni funzionali adatti per qualsiasi tipo di contesto.

BENEFICIARI: Genitori, adolescenti e preadolescenti e, più in generale, persone con problemi relazionali e di emotività.

OBIETTIVO GENERALE: Aumento del benessere dell’individuo, delle sue capacità di adattamento, diminuzione degli stati ansiosi nelle relazioni interpersonali.

OBIETTIVI SPECIFICI: Apprendimento di modelli relazionali funzionali attraverso l’interazione con il rapace.

RISULTATI:

– Abilità nell’affrontare il proprio disagio relazionale e flessibilità nell’incontro con l’ “Altro diverso da sé”.

– Riconoscimento dei propri modelli relazionali disfunzionali e individuazione di strategie di cambiamento individuale e interpersonale.

– Acquisizione della capacità di autoregolazione e co-regolazione emotiva, necessarie al raggiungimento di uno stato di sicurezza.

 

ATTIVITA’

Il progetto si svolgerà negli spazi aperti di una struttura dove sono ospitati diversi tipi di rapaci, in particolare gufi, assioli e falchi. Questi uccelli, per loro natura, presentano specifici tratti caratteriali e per tale motivo, un’équipe specializzata – formata da uno psicoterapeuta, un falconiere e un coach – assocerà ciascun animale a ciascun soggetto in apprendimento (beneficiario).

I beneficiari saranno coinvolti in attività di riabilitazione e cura degli animali presenti all’interno della struttura. Le principali attività consistono nel nutrimento e altre pratiche di avvicinamento e contatto, quali l’accarezzamento e le passeggiate con l’animale al pugno.

I beneficiari saranno costantemente seguiti dall’équipe.

I progetti individuali, invece, saranno supervisionati da uno psicoterapeuta.

Le modalità, i tempi e gli orari di frequentazione della falconeria saranno concordati dallo psicoterapeuta insieme ai beneficiari attraverso un programma personalizzato delle attività, ritagliato, di volta in volta, in base alle esigenze del singolo caso.

Presso la domus falconeria, dove si svolgono le attività, sarà anche possibile organizzare:

– eventuali momenti di aggregazione sociale, come pranzi e cene;

– soggiorni individuali e/o di gruppo, di breve periodo.

DESCRIZIONE

– Riferimenti teorici

Le ricerche relative alle rappresentazioni che gli adolescenti hanno di sé e della propria vita emotiva mostrano risultati contrastanti rispetto ad una delle caratteristiche peculiari di questa fase del ciclo di vita, ovvero il carattere turbolento e conflittuale che contraddistingue la transizione dall’infanzia all’età adulta: se da un lato il compito di sviluppo e di costruzione dell’identità pone di fronte al cambiamento e al conflitto, dall’altra la prospettiva della psicologia dello sviluppo “life-span” considera questa fase nella normale dinamica discontinuità-cambiamento, che caratterizza l’intero ciclo di vita, e quindi non solo l’adolescenza.

Lo sviluppo emotivo in adolescenza conduce all’acquisizione della consapevolezza delle emozioni proprie ed altrui, all’uso di un lessico emozionale ricco ed articolato, al possesso di script emotivi adeguati, alla comprensione di emozioni in termini di stati mentali e al raggiungimento di una discreta capacità di regolazione e controllo (Barone, 2007). Molti teorici contemporanei (Taylor, Bagby & Parker, 1997; Solano, 2001; Emde, 1988a) concordano sul fatto che la risposta emotiva coinvolge nell’uomo tre sistemi o insiemi di processi interrelati: i processi neurofisiologici, in particolare l’attivazione neuroendocrina e del sistema nervoso autonomo; i processi motori o comportamentali espressivi; un sistema cognitivo-esperenziale (Taylor et al., 1997). Il processo di regolazione emotiva si basa sulla possibilità di integrazione tra loro e con l’ambiente di questi tre sistemi. L’attivazione di uno qualsiasi dei domini di risposta altera o modula l’attivazione degli altri e, inoltre, le interazioni sociali e altri aspetti dell’ambiente possono favorire una regolazione interpersonale che può avere un ruolo di supporto o un effetto disorganizzante (Epifanio, Raso, & Sarno, 2005). Il concetto di regolazione degli affetti comprende gli atti compiuti al fine di modulare le emozioni esperite ed espresse (Shore, 1994) e costituisce attualmente una tematica di crescente interesse per i ricercatori ed i clinici sia nell’area dello sviluppo che in quella della salute mentale dell’adulto. Lo sviluppo degli affetti e di quelle capacità cognitive che servono a regolarli è strettamente connesso alla relazione del neonato e del bambino con le figure significative che si prendono cura di lui. Stern (1984) ha sottolineato come il caregiver, attraverso la sintonizzazione con le espressioni comportamentali delle emozioni del bambino, sia in grado di rispondere con cure ed espressioni emotive appropriate, che contribuiscono ad organizzare e a regolare la vita emotiva del bambino. La condivisione, il rispecchiamento delle emozioni e l’esperienza della sicurezza dell’ambiente familiare hanno una importante influenza sullo sviluppo affettivo del bambino e sulla nascita delle sue rappresentazioni di sé e di sé con l’altro.

Negli ultimi vent’anni, la teoria dell’attaccamento (Bowlby 1969, 1973, 1980) è diventata una delle cornici teoriche di riferimento che hanno maggiormente influenzato la comprensione della regolazione emotiva. Secondo Sroufe (1996) il bambino passa da un sistema di regolazione diadico a uno individuale. L’autore definisce l’attaccamento stesso come modalità di regolazione diadica delle emozioni ed evidenzia come esso costituisca la base da cui si evolve l’autoregolazione.

La famiglia rappresenta il più importante contesto di esperienza emotiva di cui il soggetto sia partecipe nel corso del suo sviluppo. Per comprendere in quale maniera essa possa costituire un fattore di influenza nelle definizione di regolazione emotiva dei figli, possiamo fare riferimento alle ricerche che si sono occupate della qualità della genitorialità, intesa come una competenza determinata a sua volta da un insieme di fattori tra loro interdipendenti. Preservare il senso di una buona sicurezza emotiva mediante una buona regolazione rappresenta dunque un importante obiettivo che organizza l’esperienza emotiva individuale, le relative tendenze all’azione e la valutazione di sé e delle relazioni interpersonali (Barone, 2007). Se l’adolescenza, come nota Scabini (1995) si può considerare come una impresa evolutiva congiunta tra genitori e figli, caratterizzata non da brusche separazioni ma da trasformazioni dei legami precedenti in forme più mature, che implicano regolazione delle reciproche distanze e rinegoziazione delle relazioni, possiamo ipotizzare che anche la regolazione degli affetti diventi, per certi aspetti, un compito evolutivo congiunto di genitori e figli, in questa fase del ciclo di vita (Guiducci, Cavanna, 2009).

 

 

– Descrizione dell’intervento

Se è vero che le life skills sono competenze necessarie ed essenziali durante tutto il ciclo di vita, è anche vero che è soprattutto in adolescenza, periodo di enorme crescita globale dell’individuo e ricerca di senso oltre che di Sé, che queste competenze hanno bisogno di essere monitorate dagli adulti, implementate e valorizzate.

Le life skills investono prima di tutto l’ambito emotivo: consapevolezza di sé, gestione delle emozioni e gestione dello stress sono quelle competenze che consentono agli individui di avere coscienza dei propri stati emotivi, dei propri vissuti interiori e dei propri pensieri, favorendo la capacità di mettere in atto strategie, interne o esterne, con conseguente regolazione dei propri comportamenti e azioni.

Aiutare gli adolescenti a leggere e a comprendere le sfumature del mondo emotivo, così come a distinguere emozioni transitorie da affetti consolidati, significa allenarli a una migliore conoscenza del proprio mondo interiore, alla tolleranza emotiva e alla resistenza allo stress, emozioni trasversali, adattive e quindi utili in tutto l’arco di vita.

L’obiettivo di questo progetto è quello di sviluppare la capacità dell’individuo di relazionarsi in modo armonico con “l’Altro diverso da sé”. La scelta di adottare particolari volatili – come gufi, assioli, civette, allocchi, barbagianni – sta nel fatto che questi sono animali istintuali che, generalmente, quando “scelgono” di rapportarsi all’essere umano, anche se si trovano in condizione di cattività, conservano le loro caratteristiche di animali indipendenti. In questa particolare interazione è l’essere umano a doversi impegnare per individuare e sviluppare la propria capacità di adattamento attraverso l’identificazione delle esigenze dell’animale.

Volatili quali i gufi, civette, rapaci in generale, evocano nell’immaginario collettivo memorie arcaiche ed istintuali. Nel folklore, nelle tradizioni tribali e nella mitologia, la storia naturale del gufo ci invita ad immaginare quello che c’è oltre il velo dell’oscurità.

La profonda saggezza del gufo non sta solo nella capacità di portare alla luce ciò che è buio ma anche di vivere nel buio stesso.

È proprio per questo che l’utilizzo di questo tipo di animali aiuta chi vi entra in contatto a migliorare la consapevolezza e la padronanza circa il proprio funzionamento personale e relazionale attraverso l’esperienza diretta di cosa vuol dire provare emozioni forti quali paura, disorientamento, pericolo, cosa vuol dire “sentire” queste emozioni nel corpo, per esempio con l’aumento della frequenza cardiaca e del ritmo respiratorio, e cosa vuol dire aiutare il corpo a trovare modalità di elaborazione ed integrazione che permettano poi di modulare lo stato emotivo e il comportamento conseguente.

Il nostro organismo è predisposto e organizzato da un punto di vista sia neuroanatomico che neurovegetativo ad essere reattivo rispetto a stimoli di varia natura, modificando parametri corporei quali quelli appena descritti, ritmo respiratorio ecc.

Una parte del nostro cervello detto protorettiliano, evoluzionisticamente il più antico e quello che abbiamo in comune con i rettili, è capace di reagire in modo rapido a stimoli di tipo pericolo/minaccia e per comunicare con il corpo utilizza il sistema nervoso e neurovegetativo (che a sua volta si divide in due parti), senza necessariamente coinvolgere le strutture superiori (sistema limbico e corteccia). Tuttavia gli stimoli che raggiungono una certa intensità saranno processati non solo dal cervello protorettiliano nel senso della modulazione dell’attivazione (arousal) fisiologica, ma anche a livello limbico, nel senso dell’attivazione emozionale e a livello corticale, nel senso dell’attivazione cognitiva e associativa (Tagliavini, 2011).

Quando l’attivazione di fronte ad uno stimolo risulta eccessiva (per esempio intensa paura o rabbia) la parte emotiva prevarica e soverchia quella cognitiva,  le varie parti del cervello non comunicano più in maniera integrata e le risposte comportamentali conseguenti saranno disfunzionali.

Come abbiamo visto il cervello elabora uno stimolo attraverso vari canali tra cui il sistema nervoso autonomo che viene solitamente suddiviso in due parti: sistema simpatico e sistema parasimpatico, due modelli con funzioni opposte e in grado di equilibrarsi vicendevolmente.

Il sistema simpatico ha funzione attivante, utilizza l’energia e favorisce reazioni di orientamento verso il pericolo (focalizzazione dell’attenzione e dello stato di coscienza) predisponendo il corpo alle reazioni dette di “evitamento attivo” quali l’attacco e la fuga. A livello emozionale tale attivazione è legata alla paura nei comportamenti di fuga e di rabbia nelle reazioni di attacco.

Il sistema parasimpatico, all’opposto, ha funzioni di risparmio dell’energia, diminuisce l’attivazione e favorisce le reazioni dette di “evitamento passivo”.

Secondo il modello della teoria polivagale di Porges (Porges, 2007) la componente parasimpatica sarebbe ulteriormente divisa in due parti: una attiva in condizioni di sufficiente sicurezza che produce risposte di interazione e ricerca di aiuto nell’ambiente (importanza delle figure di riferimento) l’altra in grado di rispondere al solo “pericolo di vita” producendo un crollo del tono vagale. Quest’ultima reazione è quella evolutivamente più antica e l’uomo la condivide con i rettili. Il meccanismo che decide la pericolosità dello stimolo e dunque quali delle tre reazioni vada utilizzata si chiama neurocezione, un rilevamento del pericolo senza percezione, né consapevolezza.

Gli approcci di cura che partono dalle sensazioni corporee vengono definiti anatomicamente “bottom – up” (dal basso verso l’alto) in quanto il focus dell’attenzione è basato sugli aspetti bottom, cioè si propone una elaborazione che parte dalle sensazioni, dai movimenti involontari, e ne studia, a salire, gli influssi sulle emozioni e sugli aspetti cognitivi.

Quello che il progetto si propone di insegnare, in questa ottica, è la regolazione diadica degli stati emozionali e sensomotori attraverso la relazione con l’equipe (che funziona da base sicura nell’attività esperenziale con i rapaci fornendo una mappatura per la conoscenza della realtà da esplorare) e successivamente attraverso la relazione con il genitore anch’esso impegnato, a sua volta, in un percorso individuale; inoltre il progetto si propone di insegnare l’autoregolazione attraverso il contatto tattile e visivo, l’attenzione alla postura, alla mimica, al tono di voce, nel percorso esperenziale di avvicinamento graduale al rapace. Le risorse personali che individualmente e separatamente il genitore e l’adolescente individueranno e utilizzeranno in modo funzionale ed efficacie verranno stabilizzate con brevi sedute di EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) dallo Psicoterapeuta facente parte dell’équipe.

Le regolazione che il terapeuta, il falconiere e il coach prima e il genitore poi, offrono costantemente attraverso l’ingaggio sociale presente nella relazione, permette la creazione di un contenitore nel quale il ragazzo può contattare le proprie sensazioni più profonde in modo sempre più sicuro e non minaccioso, fino a guardare con maggiore capacità di attenzione, osservazione e curiosità le dinamiche delle proprie sensazioni, emozioni e pensieri.

 

METODOLOGIA

Il progetto si svilupperà attraverso l’intreccio delle attività di tre figure professionali: lo psicoterapeuta, il falconiere e il coach.

Gli animali impiegati nell’interazione con i beneficiari saranno: gufi, assioli, civette, allocchi, barbagianni falchi.

Psicoterapeuta. È un professionista laureato in Psicologia e successivamente specializzato e abilitato all’esercizio della Psicoterapia. Nello specifico di questo progetto lo psicoterapeuta sarà un terapeuta EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) che utilizza il protocollo Feel Safe facendo riferimento alla teoria dell’attaccamento e ai sistemi motivazionali, alle teorie sulla disregolazione motiva e della teoria Polivagale di Porges.

Falconiere.  È un esperto nell’addestramento degli animali volatili notturni. All’interno del progetto, il falconiere avrà la funzione preliminare di preparare i beneficiari nell’approccio degli animali e, allo stesso tempo, la costante funzione di agevolare l’interazione tra animali e beneficiari. L’importanza della figura del falconiere è stata recentemente riconosciuta a livello internazionale. In particolare, a partire dal 2010 l’UNESCO ha dichiarato la “falconeria” patrimonio orale e immateriale vivente dell’umanità.

I falconieri impegnati In questo progetto sono tutti istruttori qualificati CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale )

Coach. È un professionista in possesso di una laurea in scienze umane e sociali (psicologia, sociologia, scienze dell’educazione, scienze della formazione, o simili). All’interno del progetto, il coach interverrà per stimolare e promuovere la crescita dei beneficiari, attraverso la valorizzazione delle singole peculiarità caratteriali e delle potenzialità insite in ciascuno dei singoli beneficiari.

Animali. Nell’interazione con i beneficiari saranno impiegati: gufi, assioli, civette, allocchi, barbagianni e falchi.

 

TIMEFRAME

Le modalità, i tempi e gli orari di frequentazione della falconeria saranno concordati dallo psicoterapeuta insieme ai beneficiari attraverso un programma personalizzato delle attività, ritagliato di volta in volta, in base alle esigenze dei singoli beneficiari.